 Yeti Pro Fro Classico telaio in acciao. Molto basico e molto Yeti. Cos'altro dire? Boh.
American Comp Lite Anno? Boh, vecchio comunque. Inizio novanta, si potrebbe immaginare. La ditta è poi diventata famosa più per le ruote che per le bici. www.firstflightbikes.com/AmCompLite.htm
Boulder Bicycles Tra i primissimi telai ammortizzati. Purtroppol'azienda non è sopravvissuta ma il prodotto rimane interessante e non privo di spunti tecnici interessanti (l'ammortizzarore "intubato"per esempio). Ne abbiamo due modelli diversi, simili in realtà per caratteristiche e look (Chrona e Gazelle).
Manitou Fs (circa 97/98) www.firstflightbikes.com/frames/museum.htm Questa nel link qui sopra è in realtà la versione antecedente al modello che abbiamo noi. Da ammortizzatore ad elastomeri, il passo successivo fu un bizzarro elemento misto molla/elastomeri per poi finire in un solo molla ed olio. Per poi finire nel nulla. Peccato. Era un telaio disegnato da Doug Bradbury ed è molto bello. R.i.P. Amen.
Deragliatore Posteriore Proshift E questo? E questo come vi sembra? Era il periodo dei cosidetti Boutique builder. Piccole ditte che si contrapponevano al monopolio Shimanesco. Proshift, Joe's, Paul components. Il funzionamento era mediamente inferiore a quello della Shimano ma erano tutti ricavati dal pieno ed avevano un alto "wow factor". Cioè erano fighi e molto esclusivi. Parliamo dell'inizio anni 90, i colori erano vivaci ed anche fluo. Non durò molto ma fu bello (credo). 
Qui abbiamo i Brake Booster, yeahhhhh. La storia ci racconta che sul finire degli anni ottanta mentre tutti noi avevamo il Moncler, in America Paul Turner costruisce la prima forcella ammortizzata (Rock Shox RS 1). Andava bene per i tempi, ma fletteva parecchio. Cosi dicono le cronache degli amanuensi del tempo. Fatto sta che diverse piccole ditte pensarono bene di presentare degli archetti rinforzati per offrire una capacita superiore alla torsione. In realtà servivano a poco ma come per i deragliatori erano molto più fighi. E questo bastava. In effetti da allora non è cambiato molto. Sic transit gloria mundi.
Yeti Lawill DH6 Su di questa si potrebbe scrivere un libro. Basti dire che i ragazzi del tempo, alternavano sogni Moaneschi con escursioni oniriche basate sulla Yeti. Pazzissimo, no? Era uno dei primi veri esempi di sistemi ammortizzanti funzionali e funzionanti. La sospensione non era influenzata dalla pedalata e non c'era il cosidetto brake jack. Cioè l'ammortizzarore non si induriva quando si tiravano i freni. Uno dei telai più sognati, poi evolutesi in versioni successive ma sostanzialmente simili fino alla DH9 di due/tre anni fa.
Klein Mantra Pro Uno dei telai più controversi della breve storia della MTB. Era il periodo dei telai cosidetti urt (unified rear triangle) che avevano come esempio massimo la Ibis Szazbo o ancora di più la Ti-Bow. Comunque sia, il vecchio Gary Klein prima di vendere a Trek, ha ancora un animo fantasioso e produce questa urt con punto di infulcro ad altezze dolomitiche. La stampa ne fu un po shoccata, ci fu chi la definì la bici peggiore mai pensata (esagerati). In realtà era un mezzo con tutte le caratteristiche Klein (costruzione, rigidità e serie sterzo abnorme) con in più 15 cm di escursione alla ruota. Cosa inaudita per i tempi. Il comportamento del mezzo era nervoso (ma mai maleducato) ed era una bici adatta ai single track. Chi scrive, che non ha nome ed è virtuale come internet, l'ha provata quando era ancora un giovane capelluto di belle speranze e la ricorda niente male. Comunque sia ne abbiamo una ed è parecchiamente niente male. Bullet Bros Chain tensioner
Tendi catena d'antan. Cos'altro si può dire? Niente. Andiamo avanti. 
Boulder Bicycles Un'altra Boulder. Forse abbiamo cannibalizzato il telaio, perchè il medesimo è intonso ma senza ammortizzatore. Boh. 
Soft Ride Essendo noi quello che siamo (la domanda è: cosa siamo? fatecelo sapere a
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), dicevamo, essendo noi un po' punkabbestia nell'animo, abbiamo lasciato questo piccolo gioello esposto all'aria ed al tempo. Insomma, all'aperto. Il ragazzo in effetti ne ha un po' risentito ma mantiene un fascino tutto suo. Comque sia per i giovani tra voi, basti sapere che all'inzio della storia delle sospensioni, il dilemma era questo" Suspend the rider or suspend the bike". Capito? No? Male. Insomma, c'era chi sosteneva che la bici doveva rimanere rigida ed era il biker che si doveva muovere (come Soft Ride), mentre altri, nel senso TUTTI gli altri sostenevano il contrario. Pare di capire che TUTTI gli altri avesseo ragione e che Soft Ride sia morta sepolta. Comunque sia, per fare i cafoni sul Montello e per sconvolgere i possessori di Pinarello, niente di meglio di una Soft Ride. Cioè di meglio, c'era la Sling Shot ma andiamo per gradi. Ibiis Alibi
Anche qua ci vorrebbe un anno di tempo, una bella coca light ed un patio con di fronte le Dolomiti ma anche il retro del negozio va bene adesso che ci penso, per raccontare la storia della Ibis. Una cosa fondamentale: avevano senso dell'umorismo, merce preziosa allora come oggi. Perchè avevano senso dell'umorismo? Se venite in negozio e trovate l'estensore di queste note e comprate una Litespeed montata con l'XTR forse ve lo racconto. Detto questo, l'Alibi è uno dei modelli più recenti di Ibis. Parliamo di fine anni 90. Un bel telaio in alluminio, fatto quando la fine della ditta sembrava ancora lontana. Poi verranno i tempi difficile e Scot Nicol dirà bye bye. Per fortuna è tornato sui suoi passi ed il mondo tutto può godere dei suoi prodotti. Quest'ultima cosa è una vera idiozia ma è venuta così.
E di queste cosa dite? Anni ottanta pieni e questo sistema era a dir poco avanti. A dir molto avantissimo. Date un'occhiata a quello che fanno oggi tutti i produttori di pedivelle e movimenti centrali e se volete sapere dove hanno preso l'ispirazione, guardate pure la foto a sinistra. Erano avanti in tutti i sensi: acciao tubolare, con il movimento centrale saldato alla pedivella lato corone, il tutto montato su cuscinetti e per di più di colore bianco. Oh-my-god. Io ne ho un paio in garage, Scavezzon tre (scavezzon-estensore 3-1). Ancora oggi hanno un gran fascino, ed ho avuto un brivido quando le ho fotografate. O forse no, Non mi ricordo. Purtroppo per il genere umano tutto, i ragazzi della Bullseye non son durati tanti e già verso la metà dei novanta erano, come si suole dire, storia.
Yeti Arc Active Suspension Per avere informazioni tecniche andate su yetifan.com o su firstflightbikes.com. Per informazioni, come dire, inutili, ecco, eccoci qua. E' uno dei primissimi Yeti ammortizzati, una sorta di soft tail che per il tempo non era soft tail. L'ammortizzatore era forse un Risse, mi pare, comunque l'escursione era minima, nell'ordine di qualche centimetro. E tenete presente che ci facevamo la Kamikaze a Mammoth con questa! Velocità nell'ordine dei 100 km all'ora con 4 cm di escursione. Gli spussava la salute. La usava Jimmy Deaton con una corona da 60 denti davanti. Sia quello che sia il telaio è stupendo ed è un vero pezzo storico. Per 240.000 euro lo possiamo vendere.
Box Levers. Se non ricordo male, questa ditta era stata fondata da Mr. Onza. Il quale chiusa l'esperienza onzesca (come cos'è Onza? come??? vergogna, puah), si dedica alla costruzione di questi pezzi in serie limitata. Leve freno con cuscinetti, lavorazione cnc e placcatura in oro fatta da Bulgari. Come design, bellissime, funzionalità penso niente male. Era il periodo, sempre i gloriosi inizio 90, in cui tutti facevano leve aftermarket. Grafton/Paul/Kooka etc etc. Le Box sono tra le migliori del tempo e costavano tipo 200 dollari di allora. Follia. Però erano belle e siccome si compra con l'occhio... Il vostro ormai a questo punto amatissimo estensore ha usato questo medesimo telaio per tutta un'estate. Ricordo una val Travenanzes, al tempo ancora legale per le bici, fatta con questo telaio ed una Judy da 5 cm di escursione. Come si dice in italiano rigido? Ah si, si dice rigido. Insomma una telaio di mogano, più che di alluminio. Potevi anche usarlo come cuneo per alzare un tir finito in fosso ed andava giusto bene. Bello era bello, precisione di guida sopraffina ma le rocce era meglio lasciarle agli scalatori. Poi la Pace ha continuato la sua tradizione di hard tail piuttostamente fighe, questa era uno dei precursori ed ancora oggi mantiene una bella presenza.
Atac stem Un altro pezzo di storia. Uno dei primi attacchi oversizi e belli massicci. I primi li saldava Frank The Welder, saldatore anche delle prime Yeti. Rimane un pezzo dallo stile attualissimo e la ditta oggi è la Easton. Altro da dire non ho. Prossimo, per favore.
Pipe Kooka ed American. Abbiamo già disquisito a proposito di questi due marchi poco sopra o molto sopra. Un pezzo di storia. No anzi due. 
Confusion is sex E' una canzone dei Sonic Youth ma è anche il burdel che si vede qui a lato. Freni in magnesio come se piovesse, brake booster, molle per forche d'antan. Castagnino, Machine tech, Control Tech, un mozzo Suntour chissà di quando. E molte altre cose interessanti che il vostro estensore di fiducia si è premurato di catalogare, insacchettare e documentare così che i posteri possano trovare traccia di...Non ho più voglia di scrivere e comunque avete capito.

Ringlè Hub Correvano...i soliti novanta...dio che poca fantasia che ho. Ma non è colpa mia se nei novanta è successo così tanto. Cosa è successo? Mah, che tutti volevano andare in mountain bike, c'era un putiferio di piccole aziende molte delle quali decedute prematuramente. Non la Ringlè. Comperata da una ditta più gorssa, vive ancora oggi. Al tempo era famosa per la qualità dei prodotti ma forse (temo) di più per i colori sgargianti. Era una delle promotrici del fluo ma non si possono dimenticare i mozzi, i reggisella e le pipe dal design pulito e riconoscibile. 
Cook Bros Cranks idem come sopra. Un vero monumento dell'epoca. Vive ancora oggi ma con un profilo molto più basso (anche se fa dei cruiser fuori strada niente male, andate a vedere sul sito. é un ordine). Al tempo assieme alle pedivelle Graftton erano il non plus ultra delle fighezza esotica e possederne un paio vi faceva sentire una persona migliore. O per lo meno con più stile. Erano leggere e robuste, ma come sempre era lo stile che le rendeva speciali. Sono sopravvisute ma ormai non si vedono nè si sentono più in giro. Noi ne abbiamo un paio, che per altro non è il modello più vecchio. Ma sono sempre stilose e questo basta. amen. 
Kooka Stem Come le pedivelle sopra, come Ringlè, come Grafton. Colori come l'arcobaleno e caratterstiche tecniche non chuare. Dubito che ci fosse un grosso studio dietro questi prodotti. Piuttosto si comperava una fresa cnc e ci si sbizzarriva. Erano tempi creativi, fratelli. 
Control Tech Brakes Qui siamo addirittura in una fase pre v-brake. Preistoria. Ci fu una vera ondata di cantilever. Tutti proponevano un cantilever. Massaie e perpetue ne avevano una versione cnc così come ditte di trasporti e banchieri di ritorno (non vuol dire niente, lo so). Fatto sta, che qualcuno li faceva in effetti anche con cognizione di causa. Control Tech era una ditta dello stato di Washington, vicino al Canada e produceva una serie di componenti semplici ma efficaci. Nella foto un cantilver di anno indefiniito con la obbligatoria lavorazione cnc ma con colore sobrio.
Paul's rear derailleur Un altro componente molto bello ma il cui funzionamento era inferiore a quello shimano. Il look era indubbiamente pregevole, così come lo era la costruzione. Certo non cambiava come i prodotti della grande S ma d'altronde non è che si può volere tutto dalla vita. La ditta di Chico (North Cal) si è poi reinventata come specialista nei single speed e negli anni ha progressivamente spostato la propria attenzione su mozzi, pignoni ed altre amenità varie per chi va con un solo rapporto (inteso come pignone, ok?). 
Pedali Poggipollini Quando li ho trovati cercando in mezzo alla rujana (francese) nel retrobottega scavezzoniano, per un momento ho pensato di aver trovato una coppia di rarissimi pedali sgancio rapido della Grafton. Ho chiesto un parere at the big scarra (andrea) il quale è incorso nel mio medesimo errore. E'' stato allora il miglior meccanico di tutta la parte ad ovest dell'officina, ai più conosciuto come Emily the strange, che ha spiegato l'arcano. Erano delle copie carbone ad opera della Poggipolliini. Questi pedali erano trasformabili da normali a sgancio rapido ma non è dato di sapere se effettivamente funzionassero. La ditta aveva avuto il suo quarto d'ora di celebrità quando aveva messo in commercio delle stupende pedivelle in titanio tubolare. Purtroppamente avevano il problema che si spaccavano a metà ma come ho detto sopra non si può avere tutto dalla vita. Grafton cranks
Pedivelle Grafton, non so se mi spiego. Io le ho avute, voi no. Io 1 - voi 0. Le avevo comperate su bikepro.com, assieme ad una Mantis Flying V verde, leve frene Grafton, mozzi Ringlè, reggisella Moby della Ringlè sempre e non mi ricordo cosa altro. In uno dei tanti momenti di stupidità ho venduto tutto facendo un errore quasi peggiore di quando ho scelto di andare a scuola dai salesiani. Fatto sta che le pedivelle, che non è che si vedano poi cosi bene in foto, erano il riferimento per fighezza estetica, coolness factor e per quanto riguarda le prestazioni vorrei capire chi riesce DAVVERO a capire quanto rigida è una pedivella. Io no. Se ne era rotto qualche paio ma tutto sommato tenevano bene botta e venivano nelle solite anodizzazioni tremende che al tempo però facevano tanto gran gallo. La ditta è morta e sepolta ed è una vera tristezza. Perchè è una vera tristezza non lo so ma le dita hanno scritto così. Kooka Levers
Siamo sempre nel campo delle piccole ditte Botique. Prodotti con anima, fatti da qualche appassionato di mountain bike che per caso trovava per strada una fresa a controllo numerico ed ecco qua un bel paio di leve. Che cattivo. In realtà, qualcuno sapeva anche cosa stava facendo - pochi - e portava nel mercato prodotti che erano una valida alternativa ai grandi marchi. Sono stato preso dal buonismo e non mi sento più Franti, per cui qui dico e qui lo ridico che a me, in qualità di estensore ed arbiter elegantiarum, tutti questi componenti piacevano un mondo (me piase mondo, come dicono i ciosoti, credo). Come già detto però la Kooka è passata a miglior vita e con questo chiudo. Onza bar ends
Le corna, fratelli, le corna. Chi non le aveva nei gloriosi novanta? Capisaldo di un'epoca e strumento -sembrava al tempo - indispensabile per le salite. Io le avevo queste e poi anche quelle della Syncros, ma furono proprio queste del signor Onza a crerare una vera nicchia nel mercato. Il leveraggio superiore era indiscutibile, solo che ad un certo punto è diventato necessario, per ogni mountain biker fashion victim che si rispetti, avere un manubrio pulito e senza quelle estremità brutte brutte brutte. Così da necessarie ad inutili nel giro di qualche stagione. Oggi solo qualche nostalgico le usa, deriso e compatito dalla pazza folla (di cui faccio parte). 
Grafton Levers (pron. Grafton Livers) John Grafton era l'uomo dietro le Grafton. Queste leve costavano come una sessione depurante da Maurice Messegue a Merano (se devi chiedere quanto, non è per te). E poi le pedivelle di cui ho disquisito a caso poco sopra, ed i freni in magnesio ed i pedali a sgancio rapido prodotti in numeri pari (cioè 4 in totale). Il tutto bello bello bello. La mountain bike stava passando da una stagione primordiale e piuttosto machistica ad avere un po di stile. Non tantissimo per l'amor di dio, ancora oggi mediamente la comunicazione mtb è drammatica ma insomma le cose stavano migliorando. Poi il vecchio John non so cosa abbia combinato ma non si più visto in giro. Nè in piazza dei signori a Treviso, nè a Ghirardelli square a san Francisco e neanche in negozio scavezzon (dove era solito venire per farsi regolare i freni da Emilio. Incredibile, no?).
AMP B5 Uno dei telai più importanti nella storia della mountain bike (che roboante). Horst Leitner, austriaco del Tirolo ma domiciliato negli Stati Uniti, con una (apparentemente) semplice invenzione dà inizio all'era moderna nel mondo della bici.
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