Surly. La bicicletta, in pratica.

Posted on Sep 9, 2014 in Events

Cominciamo dal nome, perché nel nome è il destino. Se Surly significa scontroso, burbero, i modelli alzano la posta e si chiamano: l’istigatore (instigator), il camioncino dei gelati (ice cream truck), Pugsley (uno della famiglia Adams), la ragazza che non vuole nessuno, ultima spiaggia per una serata senza speranze (straggler), pipa per marjuana (steamroller), il disturbatore che posta messaggi nei forum solo per infastidire (troll), l’orco (ogre, per una traduzione più aderente all’originale, qui non riportabile, andate su urbandictionary.com<http://urbandictionary.com> ). Surly nasce più o meno nel 1998 nella parte centro nord degli Stati Uniti (Minnesota) con spirito minimalista ed irriverente. Nella sezione Surly su forumsmtbr.com <http://forumsmtbr.com>  ciclicamente risorge la domanda se sia geniale operazione marketing o sincera traduzione sotto forma di prodotto di un approccio al mercato divertito e concreto allo stesso tempo. Non è un caso che per diversi anni Surly sia sinonimo di singlespeed. Chi segue l’evoluzione della bici con solo una sola marcia, con i suoi happening annuali che con molta ironia chiamano campionati del mondo, sa bene che per i singlespeeder se c’è una parola bannata, quella è “serietà”. Che non significa mancare alla parola data, piuttosto vuol trasferire l’incapacità di essere seri(osi). Questa dichiarata mancanza di ortodossia ciclistica mi sembra in parte figlia di una cultura punkettara, ma fa anche parte di quel grande filone socio-culturale legato agli action sport. Un equivalente snowboard che viene in mente è Libtech (che fa degli sci che si chiamano n.a.s., acronimo per narrow ass snowboard, cioè snowboard dal culo stretto). Sta di fatto che Surly con il suo basso profilo e la ostinata risolutezza a rimanere semplice, è diventata un riconoscibile ed apprezzato marchio di fabbrica. Se vi capita di sfogliare giornali di viaggi (Bunyan velo per esempio o Adventure Cyclist), l’unico marchio che statisticamente troverete sempre in ogni numero è Surly. Non solo perché il marchio pur con il suo posizionamento piuttosto economico, comunque è “cool”, ma anche perché dal basso del suo non credersi nessuno, è padre di prodotti che hanno avuto un impatto sul mercato come pochi altri. Le fat bike sono tutte figlie della Pugsley (2005 circa), le bici cargo sono state popolarizzate dal Big Dummy, le 29+ dalla Krampus, il turismo in bici a basso costo ma non sfigato, dalla long haul trucker. E’ interessante notare che il suo posizionamento sul mercato è precisissimo e ferreo. Lancia la fat bike ma non cade nella tentazione di declinarle poi in tutte le possibili salse (come magari invece fa Salsa, appunto, consorella di Surly e tutte e due appartenenti al Quality Bicyle Group). Per cui niente carbonio, sospensioni, cambi elettronici, ricerca del grammo. Chissenefrega! Al massimo se vuoi più ammortizzazione, ingrandisci i copertoni, cosa che Surly fa con cadenza regolare prima con la Moonlander e poi la Ice Cream Truck. Surly riesce con triplo salto mortale a coniugare un prezzo per tutti e prestazioni di tutto rispetto con una immagine (volutamente)  un po’ cazzona ma delineata e ben riconoscibile sul mercato. Insomma, saranno anche scontrosi e burberi, ma devono aver ben intuito quale è la strada più diretta per il cuore del consumatore.

Marcello Libralato